Renato Mammucari viene al mondo nello stesso anno in cui lo lascia Gabriele D’Annunzio e, in un ideale quanto azzardato passaggio di testimone, nel 1988 per farsi perdonare l’incauto accostamento è promotore di una mostra nello “Stenditoio” del San Michele dedicata a “I pittori dell’Imaginifico” in ricordo del Cinquantenario della morte del Vate.
Vive e lavora a Velletri come avvocato, dopo una lunga parentesi a Camerino dove, assistente universitario, si scontrò con un “barone” ma incontrò una “principessa” e, ribaltando la legge del contrappasso, perse il posto ma trovò moglie. Docente di Italiano e Storia, è andato in quiescenza per ringiovanire (è uno dei “famigerati” pensionati baby) lasciando anzitempo la scuola senza rimpiangerla e, soprattutto, senza che questa rimpiangesse lui.
Perseguitato dal tarlo del collezionismo, il suo studio è tappezzato di quadri, incisioni, libri e ricordi che troppo sovente lo distraggono, complice e consenziente, dagli impegni forensi.
Appassionato collezionista dell’Ottocento, infatti, da anni si dedica alla riscoperta di pittori che, dal Settecento al Novecento, hanno ritratto Roma e la sua Campagna, riproponendone le opere in pubblicazioni e mostre che gli hanno valso il premio per la Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, anche se gli è più caro il “Premio Simpatia” conferitogli in Campidoglio dall’indimenticabile Domenico Pertica.
Quasi alla fine del suo cammino, nell’illusione di ricominciare, dalla critica d’arte è passato al romanzo con il solo timore di averne scritti due contemporaneamente, il primo e l’ultimo, ma dopo i suoi “Sogni romani”, che tali sono rimasti, è tornato nuovamente ai cataloghi d’arte con una originale guida dell’Urbs confessando candidamente, senza neanche essere interrogato, che piuttosto che nei libri che aveva scritto si ritrovava in quelli che aveva letto e quindi doveva ringraziare gli autori di questi e, soprattutto, sua madre Laura che glieli aveva fatti leggere così conducendolo per mano a scoprire una Roma che altrimenti non avrebbe mai conosciuto.