Sanna

Lucania Express

Estate di inizio anni ’80, torrida e apparentemente senza fine. Un movimentato viaggio in treno condurrà due amici, Gianluca e Antonio, in un paesino della Lucania, dove pochi giorni prima è stata trafugata dalla chiesa madre la statua del Santo Patrono.

Gianluca, giovane appassionato di cinema sperimentale, intende approfittare della parentesi estiva per stendere soggetto e sceneggiatura di un nuovo mediometraggio. Antonio, pungente e ironico nullafacente, dopo una parentesi migratoria al nord Italia, fa ritorno nella propria terra d’origine.

A compiere il furto per conto di don Crescenzo, arrogante boss della malavita pugliese, sono Rocco e Capozzola, pastori erranti nelle assolate contrade lucane.

Lena, giovane doppiogiochista d’eccellenza, nonché sfrontata ammaliatrice giocherà un ruolo determinante nella resa dei conti finale.

Lucania Express è un romanzo nel quale i toni aspri del dramma vengono diluiti dalle sfumature di ironia di alcuni dei personaggi. Nel racconto resistono gli ultimi scampoli di una terra ancora intrisa di superstizione e magia. Nel ritmo e nella vivacità dell’azione, negli scenari di un sud arroventato e sulle strade ferrate e d’asfalto dove si incrociano i destini dei protagonisti, riecheggiano atmosfere da “road movie”.

Roman_Svizzera

Ma perché non

sono nata

in Svizzera?

Una storia d’amore

Lucrezia, calligrafa milanese, vive quella che si potrebbe definire una vita da sogno: un lavoro che la appassiona, un compagno che la ama, un appartamento “trendy” in casa di ringhiera.

Ma… il “ma” è rappresentato dalle cinquanta candeline che la protagonista si appresta a spegnere.

E, con lo scoccare dei cinquanta, sono in agguato insoddisfazioni, pericolosi bilanci, paura di non piacere, di non piacersi più.

Ed ecco apparire, all’inesorabile cena di classe con i compagni di liceo, il figlio trentenne, bello e dannato, di un suo “fidanzatino” dei tempi della scuola, che la condurrà sulle montagne russe dell’amore ritrovato, della passione, della disperazione e di molto altro.

In bilico fra il giallo, il noir e il romanzo sentimentale, Ma perché non sono nata in Svizzera? Una storia d’amore, una love story in salsa milanese, ironica e divertente, disperata e struggente, si muove nella cornice di una Milano a tratti misteriosa, magica come non l’avete mai letta.

Lucchini

E lo chiamavan

Drago

Famosa è la ballata di Giorgio Gaber che parla di Gino Cerutti “del bar del Giambellino”.

L’Autore prende lo spunto da questa canzone per una vicenda drammatica e al tempo stesso grottesca e ironica: la storia di un omonimo Cerutti Gino che gestisce anch’egli un bar, seppur non “del Giambellino” ma della Barona. Sempre di Milano si tratta e sempre della sua periferia popolata di balordi, ubriaconi e perditempo.

Ma Gino non è tra questi: viene dalla campagna, è un buono, un semplice e, come tale, soggetto a uno sfruttamento spietato, in primo luogo da parte della famiglia e poi dei clienti e degli approfittatori.

Stretto dalla crisi e da insostenibili problemi finanziari finisce in mano a uno spietato usuraio. Gino si ribella e ne scaturisce un racconto ricco di colpi di scena e di situazioni paradossali, tanto da far dire all’Autore che «la bontà quasi mai ripaga e il destino ti insegue fino a farti male».

Regina Viarum

Regina Viarum

La Campagna romana – che l’Appia antica, col suo percorso quasi sempre rettilineo, taglia in due con un colpo d’accetta – è un tema che ha colpito e affascinato la fantasia e l’immaginazione di numerosi artisti che si sono avvicinati a essa sempre con entusiasmo e trepidazione, quasi intimiditi da quella solennità dell’Agro che mal si prestava a essere “tagliata” in un quadro.

Questa Campagna, infatti, ha offerto inesauribili spunti per i pittori, sì da rappresentare una grande musa ispiratrice dei paesisti romani con le sue meravigliose, poliedriche e pur contrastanti “vedute”: la Città eterna – l’Urbe per antonomasia – con tutte le testimonianze delle civiltà che in vicende alterne fiorirono in essa; le città morte Ostia e Ninfa, entrambe solenni più che per il fasto di un tempo per il silenzio quasi irreale che rappresenta la loro unica voce; i laghi di Albano e di Nemi con le loro leggende di Ninfe e di Dee; gli acquedotti e le strade consolari in rovina – prima fra tutte la Regina viarum, la Via Sacra – attestanti un passato glorioso di legioni in marcia trionfante; le Paludi Pontine, con i butteri febbricitanti per la malaria e con le mandrie di bufali e di cavalli selvaggi, abbagliati dal sole accecante, condannati a “vivere morendo”, che si rincorrevano quasi impazziti.

La “terra” della Campagna è stata più di una volta immortalata, al pari della civiltà che ogni sasso rievoca, da una miriade di pittori che hanno voluto fissarla nelle loro tele quasi nel timore che il tempo potesse cancellare, se non la sua testimonianza storica, quell’atmosfera che vi si respirava, forse prevedendo che l’attuale generazione dei “consumi”, l’avrebbe quasi del tutto soffocata con il cemento.

Per questo è ora di iniziare il viaggio sulla Regina viarum e, anche se questo itinerario sarà più iconografico che letterario, i quadri non andranno guardati ma letti, in quanto altro non sono che la trasposizione pittorica di un linguaggio poetico, come ci ha insegnato Ivàn Sergeevič Turgenev, anch’egli viaggiatore lungo l’Appia antica.

La Regina viarum si svelerà ai nostri occhi per creare e suscitare non tanto turbamenti e suggestioni, tanto meno conoscenza, quanto semplicemente stupore, ossia quell’entusiasmo che entra d’impeto nei cuori, senza neanche il filtro della mente, restituendo e amplificando stati d’animo esaltanti e irripetibili. Tutto ciò potrà avvenire in questo libro quando, in un vicendevole scambio di ruoli, le vedute si “animeranno” con le parole e queste si “coloreranno” con le immagini.

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