Somalia

Somalia.

Ricordi di un mal

d’Africa italiano

 

La Somalia e i ricordi di un recente passato: l’Autore rivive la sua esperienza in un Paese sconvolto da una guerra devastatrice. Pagine intense testimoniano la terribile guerra dell’Ogaden, gli anni del regime di Siad Barre, le contese tribali e i ripetuti tentativi di evacuazione dei connazionali. E, dietro al dramma di una guerra, il ruolo di un Occidente “ottuso”, incapace di comprendere l’anima selvaggia di un popolo libero e disposto a morire in nome del suo credo. A momenti di intensa drammaticità si alternano i racconti di vita fatti di amicizie sincere, di cacce al bufalo secondo il secolare rito del safari, in una simbiosi totale con la natura e gli animali. Lo sguardo si perde oltre l’orizzonte di interminabili pianure, in tramonti di fuoco, nelle corse degli animali liberi, per fissarsi, infine, in immagini indelebili.
Sahara

Sahara,

nel Regno della Fata

Morgana

Sahara, nel Regno della Fata Morgana è innanzitutto il diario dei viaggi che, a cammello o a dorso di un mulo, a piedi o in spesso fatiscenti Land Rover, l’autore ha compiuto nel Sahara in un arco di tempo di oltre trent’anni.Ma il libro è anche un ‘interrotta esplorazione alla ricerca delle infinite leggende, magiche e incantate, del Sahara- dove “svanisce il confine tra sogno e realtà”- e alla scoperta della storia, spesso oscura e misconosciuta, delle grandi civiltà del deserto, dei suoi favolosi imperi e regni perduti. dagli opulenti imperi Negri del ‘Bilad-as-Sudan’ alle straordinari ‘civiltà’ nomadi- come quelle dei Tuareg, o dei Tedu, ‘il Popolo pipistrello’ – sino alle misteriose capitali dei ‘Faraoni Neri’ dimenticate e semi-affogate nelle sabbie dei deserti di Nubia.Ma forse, in fondo, Sahara, nel Regno della Fata Morgana è soprattutto il diario di un ininterrotto pellegrinaggio nella dimensione mistica e spirituale del grande deserto, dove i ricordi dei viaggi compiuti dall’autore tra le sabbie sahariane si intrecciano, si accavallano, si confondono, e infine si fondono, con i ricordi di altri tipi di viaggio: quelli costituiti dalle instancabili peregrinazioni compiute dall’autore tra le più grandi opere di tutti i tempi scritte sul deserto. E man mano che si sviluppa il racconto, il libro diventa un grande affresco corale sul Sahara, un grande racconto polifonico, a più voci, cui, attraverso le citazioni dei loro scritti, partecipano tutti i più grandi esploratori, viaggiatori, avventurieri, saggisti, studiosi o semplici viaggiatori e romanzieri sahariani.

E, nel mentre il deserto, la sua magia, le sue leggende e il suo incanto, pagina dopo pagina, rivivono nelle più grandi opere scritte sul deserto, Sahara, nel Regno della Fata Morgana diventa, via via, una grande, ponderosa, unica ne suo genere, Antologia sahariana. E come già Sabbie Perdute, anche Sahara, nel Regno della Fata Morgana finisce per diventare-per usare la felice definizione di un critico-un vero e proprio Breviario sahariano. Un Breviario dove il lungo viaggio nel mare sconfinato del deserto, “in quell’oceano dove non pesca il remo”, diventa, alla fine, un cammino ora scuro, ora luminoso, ora notturno, ora solare, nei misteri della propria interiorità. Diventa ‘il Viaggio’: il Viaggio della Vita ala ricerca di se stessi.

bengalaok

Bengala

il Bengala era entrato presto e prepotentemente nella mia vita, quando ero ancora poco più che un bambino, con tutta la forza dirompente e il magico incanto dei racconti esotici e misteriosi di Salgari e romantiche avventure in giungle impenetrabili e tenebrose, il Bengala era diventato il primo “topos” delle peregrinazioni irrequiete della mia febbrile fantasia di adolescente. Era diventato il luogo per eccellenza dell’avventura in terre ignote e lontane, dove rifugiarsi per sfuggire alla claustrofobia, alla normalità della routine quotidiana, che, già allora, già da bambino, mi appariva così insopportabilmente piatta e banale. Con un po’ di fortuna e qualche compromesso, imposto da prosaici condizionamenti materiali, sono poi riuscito a tradurre, almeno in parte, nella realtà della vita vissuta da adulto, i miei sogni di viaggio e di avventura nutriti da bambino.

Sono riuscito a visitare i posti che Salgari aveva potuto solo sognare. E, naturalmente, tra le “visitazioni” più approfondite e ricorrenti, vi sono state quelle con cui, in una serie di viaggi e soggiorni a più riprese lungo un arco di tempo di circa trent’anni, ho praticamente “esplorato” palmo a palmo le giungle del Sundarbans e tutto il resto del Bengala. Ed è questo Bengala “vero”, il Bengala capito e conosciuto negli anni della mia maturità e della mia vita in Bangladesh, che, insieme al Bengala acerbo delle “giungle nere” della mia prima infanzia, si affaccia nelle foto di questo libro. é il Bengala delle migliaia di villaggi disseminati tra le infite risaie, spesso appollaiati tra palme e banani su qualche piccola increspatura o rialzo del terreno, che ogni tanto interrompe la monotona piattezza delle piane alluvionali, ed i cui pochi metri di dislivello possono costituire la differenza tra la vita e la morte quando, con cadenza pressoché regolare, tutto il resto si allaga. Chi ha avuto occasione di entrare in uno qualsiasi di questi villaggi, non importa quanto povero o remoto, conosce la straordinaria gentilezza e ospitalità con cui si è sempre accolti e ricevuti, con un fiore, con una brocca d’acqua o un povero dolce.

Sabbie perdute

Sabbie perdute

Dai ricordi di un avventuroso viaggio della giovinezza, lontano nel tempo, riemerge un mondo scomparso: Timbuctù ‘la misteriosa’ Regina delle Sabbie, leggenda dei perduti Regni Sahariani e degli Imperi Neri, mito della grande esplorazione ottocentesca. La storia delle carovane sahariane, dei viaggiatori arabi del Medioevo e dei mercanti italiani delle Repubbliche marinare.L’epopea romantica dei grandi esploratori. I Tuareg con il mistero delle loro origini e le storie di Erodoto, Platone e Atlantide. E, mano a mano che si sviluppa il racconto, l’autore si abbandona anche ad una rivisitazione delle più grandi opere di tutti i tempi, romanzi, saggi, diari e giornali di viaggio, scritti del deserto. Di essi ricorda i brani più suggestivi e ci offre anche una carrellata antologica che finisce per trasformare il libro in un policromo racconto a più voci e in un vero e proprio ‘Breviario del deserto’.

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