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Bengala

il Bengala era entrato presto e prepotentemente nella mia vita, quando ero ancora poco più che un bambino, con tutta la forza dirompente e il magico incanto dei racconti esotici e misteriosi di Salgari e romantiche avventure in giungle impenetrabili e tenebrose, il Bengala era diventato il primo “topos” delle peregrinazioni irrequiete della mia febbrile fantasia di adolescente. Era diventato il luogo per eccellenza dell’avventura in terre ignote e lontane, dove rifugiarsi per sfuggire alla claustrofobia, alla normalità della routine quotidiana, che, già allora, già da bambino, mi appariva così insopportabilmente piatta e banale. Con un po’ di fortuna e qualche compromesso, imposto da prosaici condizionamenti materiali, sono poi riuscito a tradurre, almeno in parte, nella realtà della vita vissuta da adulto, i miei sogni di viaggio e di avventura nutriti da bambino.

Sono riuscito a visitare i posti che Salgari aveva potuto solo sognare. E, naturalmente, tra le “visitazioni” più approfondite e ricorrenti, vi sono state quelle con cui, in una serie di viaggi e soggiorni a più riprese lungo un arco di tempo di circa trent’anni, ho praticamente “esplorato” palmo a palmo le giungle del Sundarbans e tutto il resto del Bengala. Ed è questo Bengala “vero”, il Bengala capito e conosciuto negli anni della mia maturità e della mia vita in Bangladesh, che, insieme al Bengala acerbo delle “giungle nere” della mia prima infanzia, si affaccia nelle foto di questo libro. È il Bengala dei migliaia di villaggi disseminati tra le infite risaie, spesso appollaiati tra palme e banani su qualche piccola increspatura o rialzo del terreno, che ogni tanto interrompe la monotona piattezza delle piane alluvionali, ed i cui pochi metri di dislivello possono costituire la differenza tra la vita e la morte quando, con cadenza pressoché regolare, tutto il resto si allaga. Chi ha avuto occasione di entrare in uno qualsiasi di questi villaggi, non importa quanto povero o remoto, conosce la straordinaria gentilezza e ospitalità con cui si è sempre accolti e ricevuti, con un fiore, con una brocca d’acqua o un povero dolce.

Sabbie perdute

Sabbie perdute

Dai ricordi di un avventuroso viaggio della giovinezza, lontano nel tempo, riemerge un mondo scomparso: Timbuctù ‘la misteriosa’ Regina delle Sabbie, leggenda dei perduti Regni Sahariani e degli Imperi Neri, mito della grande esplorazione ottocentesca. La storia delle carovane sahariane, dei viaggiatori arabi del Medioevo e dei mercanti italiani delle Repubbliche marinare. L’epopea romantica dei grandi esploratori. I Tuareg con il mistero delle loro origini e le storie di Erodoto, Platone e Atlantide. E, mano a mano che si sviluppa il racconto, l’autore si abbandona anche a una rivisitazione delle più grandi opere di tutti i tempi, romanzi, saggi, diari e giornali di viaggio, scritti del deserto. Di essi ricorda i brani più suggestivi e ci offre anche una carrellata antologica che finisce per trasformare il libro in un policromo racconto a più voci e in un vero e proprio ‘Breviario del deserto’.

Pubblicazioni

  • Interline@ (narrativa)
  • Saggi LI (saggistica)
  • La coda dell'occhio (poesia)
  • Policromie (arte)
  • Cultura ed educazione in Europa

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